giovedì 3 novembre 2011

Il citoscheletro


La cellula eucariote da cosa è sostenuta? A questo compito interviene il citoscheletro, saldamente legato alla faccia interna della membrana plasmatica. Oltre alla funzione di sostegno il citoscheletro svolge diversi ruoli di motilità all’interno della cellula.
Il citoscheletro è costituito principalmente da tre tipi di filamenti:
      -      microfilamenti (assenti nei procarioti)
-          filamenti intermedi (assenti nei procarioti)
-          microtubuli

Microfilamenti.
Diametro: 5-7 nm
I microfilamenti, legati alla faccia interna della membrana plasmatica, sono formati da una proteina monomerica che prende il nome di actina G (actina globulare), alla quale è sempre legata una molecola di ATP. L’actina G polimerizza dando origine a lunghe catene lineari: si formano così dei polimeri e la forma polarizzata dell’actina G prende il nome di actina F.
L’actina per polimerizzarsi deve seguire tre tappe specifiche:
1.        fase di latenza: in questa fase si forma il primo dimero e l’aggancio di una terza molecola rafforza l’adesione del trimero con conseguente aumento della velocità di polimerizzazione.
2.       fase di crescita: si aggiungono altre molecole al filamento
3.       fase di equilibrio: avviene un bilanciamento della polimerizzazione attraverso un meccanismo noto come “treadmilling” o “ruota di mulino”, attraverso il quale avvengono prevalentemente fenomeni di polimerizzazione verso il “polo +” e fenomeni di depolimerizzazione nel “polo –“. In questo modo l’aggiunta e l’allontanamento di monomeri viene equilibrata.  

Meccanismo del treadmilling
                                                       
La velocità di polimerizzazione è influenzata dalla concentrazione delle molecole di actina G libere e dalla presenza di ioni Mg2+.
Inoltre esistono diverse proteine che sono associate all’actina:
-          la profilina e la β-timosina creano dei legami con i monomeri di actina G rallentando la reazione di polimerizzazione;
-          la brevina blocca la polimerizzazione;
-          la villina e la fimbrina raggruppano i microtubuli in fasci paralleli determinando l’asse di sostegno per i microvilli;
-          la miosina, di tipo muscolare, favorisce il movimento
I microfilamenti sono, infatti, anche importanti per la contrazione muscolare (attività contrattile inibita dalla Citocalasina B)
Il movimento può essere determinato dall’interazione dell’actina nei confronti della membrana plasmatica o mediante lo scorrimento di vescicole.

Tra i microfilamenti ricordiamo i microvilli. Questi sono delle particolari espansioni della membrana plasmatica e si trovano nei tipi cellulari dove è richiesta un’elevata superficie di scambio con l’esterno (come ad esempio in una cellula intestinale che ha il compito di assorbire le sostanze ingerite nello stomaco).


Filamenti intermedi.
Diametro: 8-10 nm.
I filamenti intermedi sono delle strutture proteiche che si associano tra di loro à ci sono tanti monomeri quante sono le diverse tipologie cellulari.


La funzione principale dei filamenti intermedi è quella strutturale; essi si localizzano intorno al nucleo, giungendo a contatto con la membrana plasmatica.
I filamenti intermedi (al contrario di microfilamenti e microtubuli) sono costituiti da proteine fibrose allungate.


Microtubuli.
Diametro: 25 nm.
I microtubuli sono strutture cilindriche costituite da 13 protofilamenti formati da dimeri di α e β tubulina. La formazione di un microtubulo può essere riassunta in tre momenti:
1. Assemblaggio dei dimeri di tubulina per formare un protofilamento;
2. Appaiamento dei 13 protofilamenti a lamina;
3. Chiusura della lamina à formazione del microtubulo e allungamento.

La dinamica della polimerizzazione dei microtubuli è simile a quella di microfilamenti: l’unica differenza è che alla tubulina non si legano molecole di ATP, ma di GTP. Anche i microtubuli sono soggetti al fenomeno del treadmilling.
Ai microtubuli si legano, inoltre, delle proteine specifiche, le MAPs; queste sono dei peptidi che accelerano l’allungamento e stabilizzano il microtubulo.
Altre proteine associate ai microtubuli sono la chinesina e la dineina; esse hanno la funzione di trasportare vari componenti cellulari lungo i microtubuli stessi.

:::: Riassumendo ::::
Le funzioni principali dei microtubuli sono:
-          mantenere la forma della cellula;
-          disposizione corretta degli organuli nella cellula;
-          trasporto di vescicole à sedi di movimenti;
-          movimento dei cromosomi;
-          motilità cellulare à movimenti anche interni alle cellule.

venerdì 28 ottobre 2011

Ciglia e flagelli

Ciglia al microscopio elettronico

Le ciglia.
Diametro: 0,2 micron      
Lunghezza: 5-10 micron
Quantità: numerose.
Funzione: movimento dell’organismo (ciliati), spostamento del fluido che ricopre il polo apicale delle cellule.

I flagelli.
Diametro: 0,2 micron      
Lunghezza: fino a 150 micron
Quantità: pochi (1 nello spermatozoo).
Funzione: movimento della cellula.

Ciò che accomuna le ciglia e i flagelli è la struttura citoscheletrica interna, pressoché identica, e la loro origine, infatti entrambi si originano dal corpo basale.
Le ciglia à struttura citoscheletrica di sostegno composta da microtubuli + sistema delle radichette ciliari che si raggruppano a mazzo (determinano il movimento sincrono delle ciglia).
L’assonema sarebbe la struttura interna delle cilia. Proviamo a capire meglio da cosa sono costituite:
-          al centro 2 microtubuli completi (13 protofilamenti) uniti da un ponte proteico
-          attorno ai microtubuli centrali è presente una guaina proteica
-          nella zona periferica troviamo microtubuli A e B. I primi sono completi mentre i secondi no e per raggiungere la completezza devono, quindi, addossarsi ai microtubuli A.
-          dal microtubulo A partono dei raggi proteici ( ponti di nexina, con il compito di mantenere in posizione le 9 coppie periferiche) verso il microtubulo B. Inoltre hanno origine due braccia di dineina (proteine motrici che si muovono sui microtubuli) che si protendono sempre verso il microtubulo B.

Se guardiamo, però, un’immagine al microscopio elettronico possiamo notare, attraverso una sezione laterale delle ciglia, che i due microtubuli centrali si interrompono e che i microtubuli laterali sembrano inspessirsi in prossimità del corpo basale: sono presenti, infatti, 9 triplette (tubulo A, tubulo B, tubulo C anch’esso incompleto e si lega al microtubulo B per completare la struttura).

Ogni cellula possiede almeno una coppia di centrioli, dai quali hanno origine le ciglia.  I corpi basali della ciglia, infatti, non sono altro che i centrioli che si dispongono uno a fianco all’altro dando origine all’assonema.
A seconda del numero di centrioli presenti nella cellula si avranno più flagelli/ciglia.

Ma qual è la funzione delle ciglia/flagelli? Il movimento.
Proviamo a capire in cosa consiste…
Movimento del ciglio
Il movimento del flagello agisce su un piano orizzontale; mentre il movimento delle ciglia, generato da molecole di dineina che sporgono dal tubulo A, si articola in tre dimensioni, possiamo distinguere due fasi di movimento denominato a “frusta”:
I FASE ATTIVA (di spinta)_ il ciglio rimane teso e passa da sinistra verso destra
II FASE DI RITORNO (di recupero)_ il ciglio si flette e torna indietro (fase più lenta). 


martedì 9 agosto 2011

L' ACQUA -Proprietà e dimostrazione della sua polarità-


L’acqua rappresenta la principale fonte di vita per tutti gli esseri viventi; sulla Terra essa ricopre il 70,8 % della superficie del pianeta.
Piante, animali, uomini tutti quanti conteniamo e facciamo un grande uso di acqua; la troviamo in elevate percentuali nelle cellule, in particolare nel citoplasma e nei vacuoli.
Riguardo all’organismo umano,l’acqua è presente in base all’età, sesso e peso in percentuali variabili (in media l’uomo è composto di acqua per il 65% della massa corporea).

Ma…perché l’acqua è blu?
Il colore blu dell’acqua è dato dalla capacità della luce del sole di assorbire colori quali il rosso,  l’arancione, quindi la luce che arriva fino a noi ci appare, per questo motivo, più blu.
Mentre per l’acqua di mare il discorso è diverso: la colorazione blu deriva dai placton, degli organismi acquatici galleggianti, che assorbono un po’ di luce rossa.

Che cos' è l’acqua?
L’acqua (H2O) è un composto chimico costituito da un atomo di ossigeno (O) centrale e due di idrogeno (H) legati insieme da legami covalenti.

Le proprietà principali dell’acqua sono:
La coesione.
Dovuta ai legame idrogeno tra le molecole (attrazione tra molecole di tipo uguale). La tensione superficiale è una conseguenza della coesione: in uno stagno potete osservare degli insetti capaci di camminare sulla superficie dell’acqua come se non fosse liquida, ma solida. Avete anche la possibilità di verificare l’effetto della tensione superficiale appoggiando una graffetta sull’acqua, senza che affondi nel bicchiere. Per effetto della tensione superficiale i liquidi si comportano come se la loro superficie fosse costituita da una membrana elastica.

L’adesione.
Dovuta all’azione di attrazione tra molecole diverse. L’adesione insieme alla coesione spiegano il fenomeno della capillarità, ossia la capacità che ha l’acqua di risalire attraverso dei tubicini molto sottili.

L’alto calore specifico.
Viene definito come la quantità di calore che un grammo di sostanza deve avere per aumentare la sua temperatura di un grado centigrado. Consente agli organismi di mantenere costante la loro temperatura interna.

L’alto calore di evaporazione.
Viene definito come la quantità di energia necessaria per convertire un grammo di liquido in vapore.

La tendenza a dissociarsi.
L’acqua tende a dissociarsi liberando ioni idrogeno (H+) e ioni idrossido (OH-).

La polarità.        
L’acqua è una molecola polare, ossia presenta una carica parzialmente positiva (δ + ), l’idrogeno e una parzialmente negativa (δ - ), l’ossigeno. Poiché l’acqua presenta questo squilibrio di cariche viene definita come un dipolo elettrico.
È possibile dimostrare la polarità dell’acqua attraverso un semplicissimo esperimento:
si prende una bacchetta di vetro e la si carica elettricamente per strofinio. 
Con un panno di lana si strofina la bacchetta di vetro, facendola caricare positivamente. Infatti, in questo modo, si sottraggono al materiale elettroni ed esso assume, di conseguenza, una carica positiva.
A questo punto, se avviciniamo la bacchetta carica all’acqua che fuoriesce, per esempio, da un rubinetto possiamo notare come il getto di acqua venga attratto dalla bacchetta.
Questo accade perché l’acqua, essendo una molecola polare, presenta cariche opposte, le quali si distribuiscono a seconda delle forze che agiscono sulla molecola stessa: in questo caso la bacchetta di vetro, carica positivamente, provoca un orientamento dalla carica negativa dell’ossigeno verso di essa e perciò viene attratta.
Provare per credere… :-) 

martedì 28 giugno 2011

TUTTI AL MARE! Ma attenti ai raggi ultravioletti…

Estate! Voglia di relax, di mare e di sole. Riguardo a quest’ultimo dobbiamo stare particolarmente attenti…
La prospettiva estiva di ogni persona è quella di riuscire ad avere una buona abbronzatura, ma sappiamo di preciso quali effetti potrebbero provocare molte ore passate sotto il sole? Questa enorme stella, rappresenta infatti, la più grande fonte naturale di energia e di radiazioni che giungono sulla Terra sottoforma di raggi ultravioletti (le radiazioni visibili) e di una parte di infrarossi.
I raggi ultravioletti sono una radiazione elettromagnetica con una lunghezza d’onda inferiore a quella della luce visibile ma maggiore di quella dei raggi X. Il suo nome “ultravioletto” ( che significa “oltre il violetto”, dal latino “ultra”, che vuol dire “oltre”) è stato definito tale perché il violetto è il colore con la lunghezza d’onda più corta.
I raggi ultravioletti li possiamo principalmente dividere in:

U.V. –A lunghezza d'onda: 320 - 400 nm ( sono i responsabili dell'abbronzatura e possono causare alcuni piccoli  
   eritemi );
U.V. –B lunghezza d'onda: 280 - 320 nm ( sono i responsabili dell'eritema solare );
U.V. –C lunghezza d'onda: 100 - 280 nm ( sono trattenuti dall'atmosfera non provocando per cui particolari 
   effetti sulla pelle )

I raggi ultravioletti vengono riflessi soltanto in una minima parte dallo strato corneo (lo strato più esterno della cute) per poi penetrare negli strati più profondi, al diminuire della lunghezza d’onda e quindi all’aumentare della frequenza.

Vediamo adesso di capire quali sono gli effetti positivi e negativi dei UV:
-          Positivi : come tutti ben sanno favoriscono l’abbronzatura, inoltre svolgono un’azione disinfettante a livello della cute e stimolano la sintesi della vitamina D.
-          Negativi :  provocano eritemi e talvolta sono inoltre causa di tumori cutanei.

Per difendersi dai raggi ultravioletti il corpo si abbronza, rilasciando un pigmento scuro che prende il nome di melanina, che varia a seconda del tipo e del colore della pelle; ma il nostro corpo riesce a difendersi, in queste condizioni, soltanto se è esposto al sole per un breve arco di tempo.
Per cui cercate di limitare l’esposizione alla luce solare nelle ore più calde (dalle 10 alle 14) ed inoltre, ricordate che stare all’ombra di alberi, ombrelloni durante queste ore non vi proteggeranno completamente dal sole...

mercoledì 8 giugno 2011

Schema: nascita, vita e morte di una stella

Sono sempre del parere che uno schema possa aiutare molto nello studio. 
In occasione degli esami di stato imminenti ho pensato di fare uno schema inerente l'evoluzione stellare. Ho cercato di fare una sorta di mappa concettuale semplice, ma allo stesso tempo dettagliata, in modo tale che possa essere utilizzata per un ripasso ma anche per studiare e cercare di assimilare i concetti più facilmente.
Se volete migliori chiarimenti potete trovare qui la mia lezione "Vita di una stella".
Spero che vi possa essere d'aiuto e... in bocca al lupo a tutti i maturandi!!! :-)


mercoledì 11 maggio 2011

Da Wegener alla tettonica delle placche

La deriva dei continenti__
Wegener era convinto che la Terra fosse costituita da due tipi di roccia:
-          Sial: composto da silicio ed alluminio, di composizione granitica (parte continentale emersa).
-          Sima: composto da silicio e magnesio, di natura basaltica, sopra il quale galleggia il sial.

Secondo Wegener il nostro pianeta era costituito all’inizio da un unico grande continente (Pangèa) e da un unico grande oceano (Pantàlassa).
Con il passare del tempo questo grande continente ha cominciato a disgregarsi e a muoversi, andando a costituire la forma e la posizione dei continenti attuali (meccanismo noto come “deriva dei continenti”).
In quel tempo, però, non si riusciva a dimostrare in che modo potesse verificarsi questo spostamento da parte dei continenti (soltanto la mobilità della crosta veniva ammessa per movimenti isostatici). Si dovrà aspettare gli anni Sessanta del XX secolo, quando, attraverso l’ausilio di navi oceanografiche che perforavano il fondo degli oceani, è stato possibile scoprire che il “pavimento” degli oceani è in continua espansione, in movimento.

venerdì 29 aprile 2011

L'isostasia

Per isostasia si intende la tendenza della crosta a raggiungere una posizione di equilibrio attraverso il fenomeno del galleggiamento.
Come ho già affermato precedentemente, il mantello si comporta come un fluido ad elevata densità, nonostante abbia una composizione rigida.
Infatti la crosta continentale galleggia sul mantello grazie alla minore densità dei materiali di cui è costituita (2,7 g/cm3 mentre quella del mantello è di 3,3 cm3).
In questo fenomeno di galleggiamento vale il principio di Archimede.
Per chi non lo conoscesse o volesse rinfrescarsi un po’ la memoria lo ricordiamo :-)
Il principio di Archimede afferma che:
“Un corpo, immerso in un fluido, riceve una spinta dal basso verso l’alto pari al peso del fluido spostato”

Nel caso dell’isostasia accade che la formazione delle catene montuose (orogenesi), dovuta alla presenza di forze di compressione che agiscono lungo il confine tra settori di crosta contigue (deformano la roccia), la crosta aumenta di spessore e, di conseguenza, anche di peso.
Aumentando il peso, per poter mantenere l’equilibrio, per compensare il peso aggiunto, è necessario che una parte di crosta sprofondi nel mantello, dando origine alle cosiddette “radici” (protuberanza di crosta nel mantello).
Inseguito a fenomeni di erosione, la catena montuosa viene livellata facendo diminuire il peso della crosta (viene alleggerita): a questo punto la parte di crosta sprofondata nel mantello risale, ritornando alla sua posizione originale. 

giovedì 28 aprile 2011

Il flusso termico terrestre

Il flusso termico terrestre (la quantità di calore emessa nell’unità di tempo per ogni unità di superficie) è molto bassa: in media 0,06 W per m2.
In passato si pensava che il calore terrestre fosse nient’altro che il residuo dello stadio primordiale della Terra, quando doveva essere totalmente fusa.
I principali materiali che costituiscono la Terra sono, infatti, isotopi radioattivi (nuclei di atomi che hanno lo stesso numero di protoni ma differente numero di neutroni) instabili, che con il tempo si modificano spontaneamente (decadono) con emissione di particelle nucleari, trasformandosi in isotopi di elementi diversi.
L’energia cinetica delle particelle si trasforma poi in calore.
Esistono, però, delle zone dove il flusso termico risulta essere più elevato della media, come nelle dorsali oceaniche.
In corrispondenza di queste zone si verificano i moti convettivi del mantello: del materiale caldo, in profondità, sale verso l’alto liberando calore e facendo aumentare il flusso termico locale; mentre altro materiale che si è raffreddato in prossimità della superficie scende verso il basso.
Il mantello, pur essendo solido, è da considerare come un fluido con un’elevata densità (questo aspetto lo vedremo meglio successivamente con il fenomeno dell’isostasia).

Temperatura all’interno della Terra__
I geofisici sono riusciti a definire l’andamento della temperatura all’interno della Terra attraverso una curva che prende il nome di geoterma, basatosi sulla struttura interna del nostro pianeta.
Il mantello è solido perché la sua temperatura  è più bassa rispetto a quella di fusione dei silicati e degli ossidi (solo nell’astenosfera, tra 70 e 250 km di profondità, si ha una fusione parziale;
Il nucleo esterno è fuso perché la sua temperatura  è superiore a quella di fusione della lega metallica;
Il nucleo interno è solido perché la sua temperatura è inferiore rispetto a quella di fusionedella lega metallica.

lunedì 25 aprile 2011

Struttura interna della Terra

Si può studiare l’interno del nostro pianeta facendo riferimento a due modelli:
-          modello chimico-mineralogico (si basa sulla composizione chimica)
-          modello reologico (si basa sul comportamento dei materiali al passaggio di onde. Si prende in considerazione la struttura fisica)

Modello chimico-mineralogico.
L’interno della Terra viene diviso in crosta, mantello e nucleo.
La crosta: caratterizzata dal passaggio delle onde P a bassa velocità, è la parte più esterna del pianeta (spessore di 35 km sotto i continenti, 60-70 km in corrispondenza delle catene montuose e 6 km sotto i fondi oceanici). Struttura eterogenea.
La crosta continentale: composta da rocce granitiche a bassa densità (2,7 g/cm3).
La crosta oceanica: più densa (3,00 g/cm3), composta principalmente da basalti e gabbri.
Tra la crosta e il mantello è presente una superficie di discontinuità che prende il nome di discontinuità di Mohorovicic (Moho).
Viene attribuito il nome di “discontinuità” perché al passaggio delle onde la composizione chimica e lo stato fisico dei materiali attraversati subiscono dei cambiamenti improvvisi.
Il mantello: composto da peridotiti, rocce ultrabasiche, formate principalmente da olivina e pirosseni. Nel mantello le onde P aumentano la loro velocità (velocità superiori agli 8000 m/s). La pressione e la densità aumentano con la profondità.
Tra il mantello e il nucleo è presente una seconda superficie di discontinuità: la discontinuità di Gutenberg.
Il nucleo: formato da ferro e nichel
Esiste un’altra superficie di discontinuità che divide il nucleo in due parti, questa superficie prende il nome di discontinuità di Lehmann.

Modello reologico.
L’interno della Terra viene diviso in litosfera, astenosfera, mesosfera e nucleo.
La litosfera: strato superficiale situato sotto i continenti. Le onde sismiche hanno un’elevata velocità.
L’astenosfera: strato molle con comportamento plastico. Le onde sismiche diminuiscono la loro velocità.
La mesosfera: strato solido con comportamento rigido ed elastico. La velocità delle onde sismiche aumenta con la profondità.
Il nucleo: è diviso in due parti (nucleo interno e nucleo esterno). Il nucleo esterno è costituito da una lega di ferro e nichel allo stato fuso, mentre quello interno è allo stato solido (sempre con la stessa composizione).

domenica 17 aprile 2011

Fenomeni sismici

Che cosa sono i terremoti?
Verso la metà del XIX secolo un ingegnere irlandese, Robert Mallet, dopo diversi studi arrivò alla conclusione che il terremoto è costituito da una serie di onde elastiche che si propagano all’interno della Terra, in seguito a deformazioni o fratture di masse rocciose nel sottosuolo.
Successivamente un sismologo di nome Harry F. Reid propose un modello che spiegava in che modo avvengo quelle deformazioni all’origine dei fenomeni sismici.
Si tratta del modello di “Rimbalzo elastico”. Secondo il rimbalzo elastico due sistemi di crosta, soggetti a sforzi in direzioni opposte, si deformano elasticamente fino a quando si raggiunge il limite di rottura, che genera una faglia, lungo la quale i due blocchi di roccia  scorrono  l’uno contro l’altro in direzioni opposte.
Pian piano accade che le rocce compresse riacquistano volume e riprendono la loro posizione di equilibrio: c’è un riassestamento che genera delle rapide vibrazioni.
L’energia elastica che viene accumulata durante la deformazione si libera in parte sotto forma di calore (determinato dall’attrito lungo la superficie della faglia) e in parte dalle vibrazioni.
Le vibrazioni, queste onde sferiche si propagano dalla zona dove si è verificata la rottura (ipocentro).
Perpendicolarmente all’ipocentro, sulla superficie terrestre la zona prende il nome di epicentro.

domenica 13 marzo 2011

Il vulcanismo

L’attività vulcanica è dovuta alla presenza di magma, che si manifesta con particolari effetti a seconda della diversa tipologia (magma basico, magma acido). Di questo ne parleremo successivamente...
Il vulcanismo primario è provocato dalle fratture della crosta terrestre, dalle quali escono sostanze allo stato solido, liquido e gassoso.
Vengono distinte due tipi di frattura:
-          lineare
-          centrale (condotto vulcanico)

In profondità, all’interno della crosta, si verificano delle fusioni parziali che portano alla formazione di una massa  pastosa, al cui interno sono presenti delle goccioline di magma.
Il magma, insieme alle goccioline, spinto verso la superficie, si compatta con altre goccioline per coalescenza. A questo punto le goccioline si infiltrano ovunque, esercitando una forza dirompente che rompe la roccia e forma la camera magmatica.

mercoledì 9 marzo 2011

Tettonica

La tettonica studia le modificazioni strutturali della crosta che derivano da sforzi rispetto ai quali la roccia è sottoposta (sollevamento, abbassamento, spostamento laterale)

Deformazione di un corpo__
Secondo la legge di Hooke: “le deformazioni sono direttamente proporzionali alle forze che le provocano”.
All’aumentare di uno sforzo , applicato ad un corpo, si hanno diversi stadi di deformazione:
- deformazione elastica: il corpo può ritornare come era in origine
- limite di elasticità: la deformazione cessa di essere elastica
- deformazione plastica: il corpo non può più ritornare come era in origine, ma rimane deformato
- carico di rottura: il corpo si rompe

La deformazione di una roccia è favorita dalla temperatura, dalla pressione litostatica (pressione di carico), dalla presenza di fluidi e dalla velocità di deformazione:
-          se la deformazione avviene velocemente, i materiali hanno comportamento fragile (si rompono).
-          se la deformazione avviene per un tempo più lungo, i materiali hanno un comportamento plastico o duttile (si piegano).

Stratigrafia

La Stratigrafia studia la formazione geologica.
Vengono distinte tre tipologie di formazione geologiche:
-          sedimentarie (conglomeratiche, argillose…)
-          ignee (piroclastiche o laviche)
-          metamorfiche (di contatto, metamorfismo di basso, medio e alto grado)

Le rocce sedimentarie possono presentarsi compatte o stratificate.
Lo strato viene definito come la più piccola parte di una serie rocciosa, delimitata da superfici di discontinuità, più o meno parallele (piani di stratificazione).

Facies sedimentarie__
Per facies (dal latino “aspetto”) si intende un particolare ambiente che ha portato alla formazione di una determinata roccia.
Vengono distinte, principalmente, tre tipologie di facies:
-          facies continentali
-          facies di transizione
-          facies marine


martedì 1 marzo 2011

Schema riassuntivo: le rocce

Non c’è cosa migliore di uno schema per mettere in ordine tutte le nostre idee.  :-)
In questo schema riassumo tutte le tappe principali della formazione della roccia: origine del magma primario, rocce magmatiche, rocce sedimentarie, rocce metamorfiche.
Per disegnare lo schema mi sono servita di quello del mio libro di testo, integrandolo con qualche mio appunto.
Se volete avere le idee ancora più chiare, riguardo al ciclo litogenetico, potete guardare l’animazione della Zanichelli cliccando qui


martedì 15 febbraio 2011

Le rocce metamorfiche

Le rocce metamorfiche si trovano a “metà strada” tra le rocce sedimentarie e quelle magmatiche.
Per metamorfismo intendiamo una trasformazione sia chimica che strutturale (una riorganizzazione degli atomi all’interno dei diversi minerali); la roccia viene sottoposta ad un crescente aumento della temperatura e della pressione.

Possiamo classificare le rocce metamorfiche in base alla loro composizione mineralogica, alla loro pressione e temperatura:
-          metamorfismo di contatto
-          metamorfismo regionale

Metamorfismo di contatto: interessa tutte quelle rocce che si trovano a contatto con un fuso magmatico, ed è caratterizzato da elevate temperature e basse pressioni. Intorno alla massa magmatica si forma un’aureola di contatto; in questo strato le rocce si trasformano, modificando la loro struttura mineralogica (la modificazione mineralogica è maggiore tanto più le rocce sono vicine al fuso). Da questa tipologia di metamorfismo ne derivano delle rocce dall’aspetto compatto. Inoltre, se il processo di trasformazione è particolarmente lungo si formano dei grossi cristalli: nel marmo, per esempio, il calcare si metamorfizza in cristalli molto grandi di carbonato di calcio.

domenica 13 febbraio 2011

Rocce sedimentarie


Le rocce sedimentarie sono delle rocce particolari originate da:
-          sedimentazione di rocce preesistenti
-          sedimentazione di resti di organismi marini 
-          reazioni chimiche                                                                                                    

Rocce clastiche__
Sono le rocce originate dalle sedimentazione di rocce preesistenti, si formano mediante diagenesi: strati di vari materiali si depositano e grazie alla pressione degli strati soprastanti, che grava su quelli sottostanti, l’acqua viene fatta uscire, i granelli si cementano e si forma la roccia.

A secondo della tipologia dei granelli viene fatta una classificazione delle rocce clastiche:                             


giovedì 3 febbraio 2011

Breve storia del DNA


(1869) MIESCHER
Isolò un acido nucleico, in seguito chiamato DESOSSIRIBONUCLEICO per distinguerlo dal RNA (acido ribonucleico).

(1928) GRIFFITH
Utilizzò dei batteri detti PNEUMOCOCCHI capsulati e virulenti (detti S, dall'inglese "smooth" perché le colonie sono lisce) e acapsulati e non virulenti (detti R dall'inglese "rough" perché le colonie sono rugose)

  • con i pneumococchi virulenti (“S”) il topo muore;
  • con i pneumococchi non virulenti (“R”) il topo vive;
  • con i pneumococchi “S” degradati con il calore il topo vive;
  • con i pneumococchi “S” degradati con il calore e quelli “R” il topo muore.
C’era un qualcosa che passava dai batteri lisci (“S”) a quelli ruvidi (“R”) e che verrà chiamato FATTORE TRASFORMANTE.

(1943) AVERY
Ripeté l’esperimento di Griffith e dimostrò che il fattore trasformante era il DNA, formato da fosfati, desossiribosio, e basi azotate (adenina, citosina, guanina e timina).
(1952) HERSHEY e CHASE
Partirono dalla considerazione che le proteine contengono ZOLFO e che gli acidi nucleici contengono FOSFORO. Questi vengono marcati mediante ISOTOPI RADIOATTIVI. Utilizzarono il batterio Escherichia coli (come organismo ospite) e il virus BATTERIOFAGO T2. Nel caso del fosforo radioattivo, il DNA trasmesso all’interno del batterio lo infetta rendendolo radioattivo, mentre, nel caso dello zolfo, il capside del virus rimane fuori dalla cellula batterica e non riesce a trasmettere l’informazione (non c'é radioattività).

(1952) MIRSKY
Dimostrò che le CELLULE SOMATICHE di qualsiasi specie contengono uguali quantità di DNA, mentre i GAMETI contengono la metà di DNA presente nelle cellule somatiche.
CELLULE SOMATICHE: sono le cellule del corpo;
GAMETI: sono tutte le cellule preposte alla riproduzione.

1952 CHARGAFF
Scoprì che la proporzione tra le 4 BASI AZOTATE è la stessa in tutti gli individui di una determinata specie, ma varia da una specie all’altra.
SPECIE: popolazione di individui che possono riprodursi e hanno una prole feconda.

(1953) WILKINS e FRANKLIN

In seguito a studi effettuati con i raggi x, fornirono prove evidenti di una struttura a forma di ELICA del DNA.

(1953) WATSON e CRICK
Scoprono la struttura tridimensionale del DNA: elica a doppio filamento, con un diametro di 2 nn(nanometri), con le basi A/T e C/G appaiate, e con filamenti ANTIPARALLELI.