domenica 28 novembre 2010

Luminosità delle stelle

IPPARCO DA NICEA, al tempo dell’antica Grecia, catalogò le stelle secondo la loro luminosità usando una sorta di scala, chiamata grandezza: la I grandezza per le stelle più luminose e la VI per quelle meno luminose. (Oggi il termine “grandezza” è stato sostituito da “magnitudine”).
Agli inizi dell’ ‘800 ci fu, poi, una rivoluzione sullo studio delle stelle attraverso l’introduzione del fotometro applicato al  telescopio, che ha permesso di misurare la luce proveniente dalle stelle.
Con le seguenti scoperte ci si accorse che Ipparco non aveva avuto sempre ragione: infatti bisogna tenere conto che alcune stelle, che noi percepiamo più luminose di altre dalla Terra, non è detto che siano veramente più luminose, ma le percepiamo tali solo perché si trovano più vicine a noi rispetto ad altre stelle.
Per questo motivo dobbiamo distinguere due tipi di magnitudine:
-          APPARENTE (m) à la luminosità che percepiamo dalla Terra
-          ASSOLUTA (M) à la luminosità intrinseca. Si calcola facendo: M = m + 5 – 5log d   (“d” è la distanza espressa in “pc”)

Così, per distinguere questa differenza, bisogna prendere in considerazione la relazione di Pogson, la quale afferma che:
“Due stelle la cui luminosità sta in rapporto 1:100 devono avere una differenza di cinque unità esatte di magnitudine”
m1 e m2    : magnitudine
m1 - m2 = - 2,5log(I1 /I2)  
I1 e I2    : intensità luminosa

Rispetto ad Ipparco, vediamo che questa relazione ammette dei valori negativi. Ipparco, infatti, non poteva vedere ad occhio nudo tutte le stelle del cielo, ed è così che è stato aggiunto questo valore negativo alle sei grandezze già determinate dall’osservatore greco: più il valore è negativo, più le stelle sono luminose.

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